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Quaderni di didattica della scrittura n. 28/2017

Le scritture degli studenti

Ci sono nei suoi libri tutte le ingegnosità, i meccanismi formali e i sofismi psicologici, tipici della narrazione che dice, e non già di quella edificante realistico-sentimentale.

Starnone gioca con se stesso: sta fuori e dentro la trama, contemporaneamente, vicino e lontano; simile, omonimo, e tuttavia diverso.

Si acquatta ai margini. Si traveste. Sta sotto la pagina. La scavalca e vi salta dentro.

Non si stanca di mettere in scena la sua mutevole natura di scrittore poliedrico.

E intanto gira attorno a un “mistero”, a un “giallo” morale, a un’identità sfuggente, e talora controversa.

Il suo compito: «raccontare come mi veniva, come sentivo» (Ex cattedra).

Una scrittura senza aloni, talora ruvida, sempre attenta a sostenersi su una misura di doppi fondi e di paradossi che viene dalla consapevolezza dell’enorme contraddittorietà della vita e della trascendenza limitata ed opaca su cui la letteratura è chiamata ad investire. Un modo di colpire l’ipocrisia, l’enfasi sui valori, il luogo comune, il perbenismo, il vuoto.

(tratto da Intervista a Domenico Starnone)

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